ALBA VISTA LAGO

Bisognava vedere!
Ma con gli occhi suoi, quelli di un bambino di dodici anni che, a causa di un sogno mica tanto bello, s'era svegliato prima di tutti. Poiché nel sogno gli scappava la pipì e la mollava nel letto. Prima che il sogno diventasse realtà si alzò e si recò nel bagno. Stava sorgendo l'alba. Non aveva mai visto quell'ora, incerta tra il buio della notte e la luce del giorno.
Colori!
Colori come bambini appena nati!
Mentre finiva di fare pipì, comprese che non poteva perdere il momento.
Si vestì in fretta.
Stette in ascolto un attimo.
Suo padre russava, la mamma invece no.
La mamma non russava mai.
Aprì la porta di casa e, piano piano, uscì. La porta del garage era sempre aperta. Cigolava, cigolò. Il bambino attese un momento. Nessuno però in casa aveva sentito quel rumore. Due passi e fu dentro, davanti ai remi della barchetta, alle canne da pesca di suo padre, al vecchio cappello da…
…alpino con la penna nera, che era stato forse del nonno, e alla scatoletta degli ami.
Era quello il momento.
I remi gli scivolarono lenti e decisi tra le mani, con il loro profumo di legno umido e di pesce di lago.
Il sole d'ottobre, ancora timido dietro le montagne, non lo scaldava abbastanza. Faceva molto freddo, tanto che la mamma aveva già messo il piumino per l'inverno. E se ci avesse fatto davvero la pipì? Per fortuna era solo un sogno…
Non poteva più rientrare per prendere un maglione. Si allungò lento per afferrare la sciarpa e la felpa nera con il cappuccio del papà.
Urtò la bici. Il cavalletto! Papà non l'ha ancora aggiustato.
Uscì svelto e corse, fortissimo.
Com'era fredda l'aria! La sentiva pungere su per il naso, mentre gli scendeva il moccio. Era un'aria blu e verde, come lo specchio d'acqua liscio del lago d'ottobre. Scivolava fredda giù per i polmoni, mentre correva e correva ancora più forte verso il salice piangente.
Il giorno prima li aveva visti, quei tre ragazzi di terza. Nascondevano qualcosa, proprio sotto il salice vicino al magazzino delle canoe. Un pacchetto bianco con delle righe dorate e due lettere in maiuscolo…una stecca di sigarette, che il ciccione, il capo dei tre, si era fatto portare dal fratello che ha la morosa che lavora in Svizzera e la va a trovare tre volte al mese. Il ciccione non le può tenere in cameretta e nemmeno in garage, perché la mamma da quando non lavora più in bottega ha tanto tempo e lo pulisce da cima a fondo tutte le settimane. E allora con gli altri due compari ebbe la grande pensata di andare giù al salice a nasconderlo.
Bisognava vederli!
Ma con gli occhi loro, quelli di tre ragazzini di quattordici anni che, a causa di un tesoro arrivato inaspettato dall'altra sponda del lago, si trovavano a giocare ai contrabbandieri in un freddo pomeriggio di ottobre. Dopo l'impresa i tre fumarono soddisfatti una sigaretta proprio sotto il salice, come a difendere il fortino. Lui passava per caso di lì in bicicletta e si fermò, perché aveva un bisogno che non poteva aspettare. Sarebbe andato al salice, mica era la prima volta. Al massimo sarebbero passate le solite sciure per il loro giretto, lo avrebbero sgridato, ma nel frattempo lui avrebbe già fatto tutto. E invece ci trovò il ciccione con i compari. Fu uno sguardo breve, gelido e non ne servì uno in più per capire di scappare. Rimontò e pedalò veloce. Scivolò in garage e allontanò la bici, come per eliminare le prove di un reato. E il cavalletto restò lì, ciondolante dopo il forte colpo. Cigolava, cigolò.
Eccolo lì adesso, il nostro bambino.
In cima alla collinetta si arrestò di colpo. Qualcosa lo bloccò mentre cercava di controllare il fiatone. Sudava freddo e il vento fastidioso si intrufolava tra la sciarpa sistemata male e la felpa semiaperta. Respirava forte. E se venissero a recuperarlo adesso, il pacchetto? Ma no è mattina presto, saranno le cinque o le sei. E se lo vedessero? Ha avuto paura ieri, è stato quello il motivo del brutto sogno.
È fermo e aspetta che il coraggio passi di là.
Dong.
Primo rintocco. Sono le sei, tra mezz'ora mamma si sveglia.
Scattò come una molla. Scavava, più forte, sempre più forte. Dong, è il sesto rintocco e le sue mani toccano il pacchetto.
Eccolo lì, il tesoro.
Lo contemplò per un interminabile minuto. Qualcosa gli diceva che forse non ne valeva la pena. Ma quello era il suo momento. Aveva fregato i contrabbandieri e adesso lo avrebbero rispettato.
Si era ormai fatto tardi.
Ricominciò a correre velocissimo con il cappuccio della felpa tenuto alzato… non si sa mai, poteva incrociare qualcuno per strada.
Era una fredda mattina di ottobre. L'alba era ormai sorta e i colori erano più distinti adesso. I colori, il profumo del prestino, le luci delle case che si accendevano l'una dietro l'altra…adesso tutto era come conosceva, ma niente sarebbe stato come prima.
L'aria entrava fredda nei polmoni e correva ancora verso casa, il tesoro stretto nella felpa.
Non gli avrebbero più dato fastidio ora…così pensava mentre scivolava attento in garage, poi in casa, poi in cameretta, sotto il piumone pesante.
Aveva vinto!

Cristina Magatti (Dervio)