Lo spirito del lago

Bisognava vedere!
Ma con gli occhi suoi, quelli di un bambino di dodici anni che, a causa di un sogno mica tanto bello, s'era svegliato prima di tutti. Poiché nel sogno gli scappava la pipì e la mollava nel letto. Prima che il sogno diventasse realtà si alzò e si recò nel bagno. Stava sorgendo l'alba. Non aveva mai visto quell'ora, incerta tra il buio della notte e la luce del giorno.
Colori!
Colori come bambini appena nati!
Mentre finiva di fare pipì, comprese che non poteva perdere il momento.
Si vestì in fretta.
Stette in ascolto un attimo.
Suo padre russava, la mamma invece no.
La mamma non russava mai.
Aprì la porta di casa e, piano piano, uscì. La porta del garage era sempre aperta. Cigolava, cigolò. Il bambino attese un momento. Nessuno però in casa aveva sentito quel rumore. Due passi e fu dentro, davanti ai remi della barchetta, alle canne da pesca di suo padre, al vecchio cappello da…
pescatore.
La tentazione era forte. Molto forte. Perché non andare al lago? Il tempo era perfetto: i colori rosei dell'alba sembravano quelli di un sogno e il suo viso era accarezzato dalla brezza mattutina… Inoltre aveva quasi tredici anni e sapeva come cavarsela: quante volte suo padre l'aveva portato a pescare! Si decise: raccolse tutto il suo coraggio, indossò il vecchio cappello da pescatore, mise canne e remi nella barca e poi Hans cominciò a trascinarla verso riva.
Sì, si chiamava Hans. Di origini tedesche, suo padre si era trasferito sul lago di Como quando lui era solo un neonato. Ma era cresciuto in Italia. E si sentiva a casa sua. Sul lago aveva molti amici. Spesso andava con loro alla spiaggia detta "el canee". Infatti era una spiaggia che finiva nel lago con un fitto canneto. Su di essa i pescatori lasciavano in secca le loro barche. All' alba tornavano a riva dopo aver ritirato le reti gettate la notte prima. Quel giorno, però, le barche erano tutte lì, e Hans si chiese perché.
Con questi pensieri, spinse la barca in acqua e cominciò a remare. Presto la riva era già lontana, e andando avanti si rimpiccioliva sempre più, fino a confondersi col riflesso sul pelo dell'acqua. Decise che era il momento di fermarsi. Tirò i remi in barca. Questa, dopo un attimo di inerzia, si fermò. Hans era strabiliato. Si guardò attorno: la superficie liscia del lago era in perfetta armonia coi colorati monti autunnali, che giganteggiavano attorno alla barca rendendola piccola, un guscio di noce in mezzo all' oceano. Hans si accasciò sul fondo della barca. Si era scordato del perché era giunto fin lì. E aveva dormito poco. La quiete, la pace, e il silenzio assoluto del lago si impadronirono di lui…cullata dall'acqua, la barca oscillava lentamente, sempre più lentamente…
Per quanto tempo dormì, Hans non lo scoprì mai. Capì solo che a un certo punto i suoi sogni tranquilli vennero interrotti bruscamente. Una folata di vento, sferzandogli il viso, gli fece volare via il cappello. Quando aprì gli occhi, pensò di trovarsi in tutt'altro posto. Non riconosceva più il lago: adesso era increspato da onde energiche, e il cielo era diventato cupo, plumbeo. L'aria aveva uno strano odore e Hans notò che sopra Menaggio c'era una luce quasi surreale. Fu preso dal panico: "Il Menaggino!" urlò a pieni polmoni. Subito mise mano ai remi e cominciò a remare con quanta forza aveva nelle braccia. Ma era inutile, un vento micidiale faceva oscillare la barca sempre più forte, seguito da uno scroscio di pioggia.
Hans tentò di remare con più vigore ma una serie di ondate lo fece sbattere da una parte all'altra della barca. In quel momento accadde l'inevitabile: un'onda violentissima si abbatté sulla piccola barca, sbalzando in acqua Hans. Con uno sforzo terribile riuscì ad attaccarsi e tenersi saldo alla barca. Era fradicio, gelato, il vento e la pioggia gli pungevano il viso; onde sempre più forti lo sballottavano e le correnti lo stavano trascinando.
Ormai non capiva più niente: sapeva solo che la sua salvezza dipendeva dalla sua resistenza. Dopo un tempo che ad Hans parve infinito, le onde si placarono ed il vento si smorzò. Il Menaggino l'aveva trascinato non lontano da riva, così raccolse le sue ultime forze e la raggiunse a nuoto. Era una grande spiaggia di ciottoli. Il ragazzo si accasciò a terra, svenuto.

Quando rinvenne, Hans si ritrovò in un letto caldo e morbido. Si guardò attorno e scoprì di essere a casa sua. Più tardi seppe che due pescatori l'avevano trovato privo di sensi sulla riva e l'avevano riportato a casa. Guardò fuori. Un caldo sole stava tramontando dietro ai monti: nel cielo gli stessi colori di un'alba che fece vivere ad Hans un'avventura indimenticabile.

Stefano Colombo (Bellano)