Regolamento e Incipit

 

Testi vincitori del Concorso

 

EZIO VINOGRADOV (Scuola secondaria di primo grado, Introbio)

Primo ex-aequo classificato


[…] Matteo aveva tirato un sospiro di sollievo. Oggi era stato fortunato, niente compito in classe. La prof aveva lasciato la porta aperta, in attesa della sua ospite speciale e Matteo, felice di aver evitato un’ennesima catastrofe scolastica, aveva già i pensieri che volavano lontani; arrivavano fino agli scaffali del centro commerciale dove aveva puntato gli occhi su quel paio di scarpe ultra sportive che doveva assolutamente comperare. Una decina di minuti più tardi una piccola ed esile figura femminile si affacciò dalla porta spalancata. Accennò un timido inchino ed entrò su invito dell’insegnante. Sara si voltò verso Matteo e fece una smorfia di disgusto. Matteo rise e per un istante suppose che quella donnina venisse da uno di quei circhi stranieri che a volte capitavano in città. Era una signora che arrivava dalla Cina ed era venuta in classe per parlare agli studenti dello sfruttamento minorile nel suo paese. Matteo sbuffò e ipotizzò una veloce, anzi una fulminea fuga alla toilette. Alzò lo sguardo distratto e per un breve istante incrociò gli occhi neri e profondi della donna. Restò immobile e non ebbe più alcun desiderio di evadere altrove. La donna con una voce tenera e sottile cominciò il suo racconto: “Lhin aveva solo quattro anni quando mise piede per la prima volta nella grande casa sul fiume. Dall’innocenza dei suoi anni credeva di entrare in un grande luogo dove avrebbe finalmente giocato con altri bambini, ma non era affatto così. Nell’immenso magazzino c’erano interminabili file di suoi coetanei, seduti a terra con in mano ago e filo e piccoli scampoli di tessuto colorato. In seguito prese posto fra di loro. Il silenzio era d’obbligo come era anche d’obbligo rimanere al proprio posto fino al termine delle ore lavorative: nove, nove lunghe ore nelle quali il silenzio diventava insopportabile, come insopportabili erano il freddo e la fatica. Lhin spesso piangeva, ma anche quello le veniva impedito. Le lacrime cariche di sale cadevano sulle sete pregiate e le rovinavano. Sperò con tutto il suo cuore che quel doloroso travaglio avesse un giorno una fine, ma all’età di otto anni venne spedita in un nuovo magazzino che era perfino peggio. Doveva occuparsi del lavaggio delle pelli. Le sue mani diventarono scarne e non riusciva nemmeno a chiudere le dita per il forte dolore. I suoi genitori non ebbero mai la forza di liberarla da quella tortura. Erano poveri e per questo non esisteva rimedio. La sera o meglio la notte sua madre rimaneva sveglia ad aspettarla per poter massaggiarle con un filo d’olio le povere mani consumate. Sua madre morì a soli trentadue anni, sfinita dallo sforzo fisico e dal male di vedere i suoi cari ridotti come lei. Suo padre partì per il lavoro nelle miniere e non tornò più. Suo fratello Xian e sua sorella Gohn subivano il suo stesso trattamento, mentre la più piccina Jinghua lavorava ad uno stabilimento che produceva scarpe.” La donna fece una pausa. Matteo ritrovò ancora una volta quegli occhi neri e profondi. Piccoli e scuri eppure così grandi e luminosi. Lei si avvicinò lentamente al suo banco e ci appoggiò sopra le mani. Storte, malate, nodose. Le mancavano tre unghie ed un dito . Quando ritrovò il coraggio di guardarla in viso la donna puntò i suoi occhi neri in quelli azzurri di Matteo.Erano mare e terra, giorno e notte… poi disse:- Ho sognato ogni singolo istante della mia vita di essere seduta su un banco come questo, all’interno di una struttura scolastica così. Ho desiderato leggere un libro e scrivere una poesia, ma non è stato possibile, lo sono Lihn e quella che hai ascoltato è la mia storia.- Matteo ebbe un sussulto e per la prima volta nella sua vita si sentì un vero idiota. Iniziò a piangere e in silenzio accarezzò con dolcezza le mani di una piccola grande donna.

MOTIVAZIONI DELLA GIURIA:
Nel testo è da segnalare l’abilità nell’accostare passaggi poetici a efficaci descrizioni di crudo realismo, che dimostrano sensibilità e consapevolezza del problema dello sfruttamento minorile. Una sottile ironia alleggerisce la narrazione senza sminuire la serietà del messaggio.

NOEMI NEGRI  (ICS Civate – Sez. Malgrate)

Prima ex-aequo classificata


I ragazzi sentirono la prof. arrivare chiacchierando con qualcuno, elogiando la “nostra fantastica scuola”e “Lecco, una città meravigliosa tra lago e montagne” ,definendola “un posto fantastico in cui vivere”. Tutti si lanciarono sguardi interrogativi; Mirko corse alla porta e sbirciò fuori, bisbigliando subito dopo: “Arriva la Tempelli con una cinesina!” Ognuno cercava di immaginare chi fosse e la curiosità aumentava, tanto che quando l’insegnante comparve sulla soglia la 3^A era stranamente in silenzio. L’insegnante rimase un attimo a fissare quell’insolito comportamento calmo e ordinato, fece un lungo sospiro e si ricompose nell’espressione raggiante di sempre. “Ragazzi, questa è Yumi.”- disse, riferendosi alla ragazzina minuta che era con lei. “Viene dalla Cina; è arrivata in Italia da poco, ma conosce già qualche parola. Mi raccomando: fatela sentire a suo agio.” Yumi era carina: aveva una boccuccia sorridente, un piccolo nasino e due eleganti occhi a mandorla che guardavano freneticamente da una parte all’altra dell’aula, scivolando su ogni volto. Ogni tanto aggrottava le sopracciglia e serrava la bocca assumendo un’espressione concentrata nel cercare di capire le parole della Tempelli. Anche gli altri professori le rivolsero enormi sorrisi con un’aria esageratamente amichevole. All’una, Sara e Matteo si avviarono verso casa e si accorsero che anche Yumi percorreva quella strada. “Ciao” – disse lei timidamente quando cominciò a sentirsi osservata. “Ciao. Io sono Matteo e lei è Sara.” Sara la squadrò con aria arrogante, soffermandosi a guardare i sandali consunti. “Belle scarpe…” – ironizzò sottovoce. Yumi sorrise, convinta che le piacessero davvero. Erano appartenuti a sua madre e, anche se rovinati, rimanevano comunque i suoi preferiti. Matteo fulminò Sara con lo sguardo, ma subito lo rivolse alla vetrina dove vide le scarpe che tanto desiderava. “ A me piacciono quelle” – disse indicandole, ma appena Yumi le vide il suo sguardo si fece cupo. -“Non ti piacciono?”. -“Quelle scarpe non buone. Bambini fare scarpe in Cina”. -“Sono tutte storie. Tu non puoi saperlo. Lo dici solo perché non puoi averle” – la aggredì Sara. “Io so.” – rispose la ragazzina -“Io in Cina fare quelle scarpe prima. Non buone”-ripetè scuotendo la testa. I due amici la guardarono sconvolti, notando solo allora le sue mani rovinate …dalle macchine …pensarono. Dovevano fare qualcosa. “Siamo tre ragazzini di quattordici anni contro una multinazionale. Cosa pensi di fare? Cambiare il mondo? Non illuderti, non penso che ce la faremo” – sentenziò Sara. L’indomani ne parlarono con la prof. Tempelli e, quando Yumi mostrò loro il foglio della sua assunzione, decretarono che avrebbero protestato. Ogni alunno della scuola scrisse una lettera all’azienda, spronandola a rispettare i diritti dei lavoratori e a non sfruttare il lavoro minorile. Sara, che inizialmente non credeva nella riuscita dell’iniziativa, fece girare la voce su Internet e tutto sommato fu entusiasta di poter dare il suo contributo. La notizia si diffuse, i ragazzi furono intervistati dai telegiornali e diverse scuole si unirono alla protesta. In soli due mesi alla multinazionale arrivarono 7500 lettere: non potevano essere ignorate. I dirigenti furono criticati da personaggi di rilievo e ministri e alla fine presero la decisione migliore: dichiararono in mondovisione che non avrebbero più sfruttato i loro lavoratori. Naturalmente vennero fatti dei controlli in tutte le filiali e nelle sedi delle altre principali multinazionali. Forse il mondo non era cambiato, ma di certo era migliore di prima. Sara, Matteo e Yumi impararono che non bisogna mai arrendersi prima di aver fatto almeno un tentativo. Shenyang, Cina, sei mesi dopo. Jinghua abbracciò un’ultima volta Mei Qing, con le lacrime agli occhi. In una settimana avevano ricevuto la paga che prima percepivano in un mese . . . Jinghua aveva racimolato soldi a sufficienza per saldare il debito della sua famiglia. Prima di tornare a casa si fermò a un telefono pubblico: doveva ringraziare una persona. “Pronto… ciao Yumi. Hai mantenuto la promessa: grazie a te sono tornata a scuola. Perdonami per non averti creduto. Ora ho una vita nuova.”

MOTIVAZIONI DELLA GIURIA:
Accanto a un intreccio coinvolgente e a una struttura curata e vivace, si segnala la positività del messaggio: non ci si deve rassegnare anche di fronte ai grandi problemi ma, se si è solidali, passo dopo passo il mondo può essere reso più a misura d’uomo.

LORENZO VALENTI  (ICS G.Galilei, Colico)

Secondo classificato


C’è una ragazza accanto alla professoressa. Sbircia timidamente i ragazzi vicino a lei. È diversa da noi, pensa Matteo, ha folti capelli neri, una carnagione bianchissima e due occhi a mandorla, nerissimi e profondi. Il ragazzino non riesce a distoglierle lo sguardo, i suoi occhi esprimono profonda tristezza, ma nello stesso si illuminano guardando gli studenti che a loro volta la fissano. “Si chiama Jinghua – dice la professoressa d’italiano presentandola alla classe – ed è appena arrivata dalla Cina con i suoi genitori, che hanno trovato lavoro in un grande magazzino cinese come commessi. Lei vorrebbe frequentare la nostra scuola; ma c’è un problema. Non riguarda la lingua, perché mi impegno io a darle velocemente le prime nozioni di base. Il fatto è che lei non sa bene cosa sia una scuola perché purtroppo nel suo Paese non l’ha mai frequentata… In Cina fin da piccola ha sempre lavorato. I suoi genitori le vogliono molto bene ed è per questo che hanno deciso di venire in Italia per toglierla da una vita infelice e non adatta ad una ragazzina della sua età. Hanno dovuto vendere tutto quello che avevano: casa, terreno e quei pochi polli, che tenevano per avere le uova con cui sfamarsi, per saldare un debito che avevano con degli strozzini. Hanno trovato accoglienza presso dei cugini cinesi che vivono nel nostro Paese da tanti anni. Vi chiedo di starle vicino, cercando di farla sentire una di voi!” Matteo e Sara si guardano, pensano ai loro problemi che fino a qualche ora prima sembravano enormi: scarsa voglia di andare a scuola, musi lunghi perché i genitori non vogliono comprare loro le scarpe di marca o perché faticano ad ottenere una ricarica. Ma loro hanno avuto un’infanzia felice: hanno giocato, si sono divertiti molto, ed ora continuano a ricevere regali, vanno sempre in vacanza al mare tutte le estati e a sciare d’inverno, vestono all’ultima moda. Ad un tratto Matteo e Sara si sentono piccoli di fronte allo sguardo di quella ragazzina tanto diversa… lei ha avuto un’infanzia difficile, ma ha una fortuna immensa: l’amore dei suoi genitori che hanno lasciato tutto per il suo bene, al punto da ricominciare a vivere in un luogo sconosciuto. I due ragazzi decidono di aiutarla: le staranno vicino per inserirla nella classe e la aiuteranno anche nel tempo libero, ma non sanno che sarà lei ad insegnare loro ad apprezzare le piccole cose che ormai essi non riconoscono più, intenti sempre a volere perfino il superfluo. Jinghua è una ragazza sveglia e attenta a tutto ciò che le succede intorno, si meraviglia anche delle cose più semplici. Un pomeriggio, a casa di Matteo, vede le scarpe che il ragazzo vuole buttare perché sono fuori moda e le riconosce subito. Con la memoria torna in quella fabbrica buia e triste dove lavorano tremila dipendenti, fra cui tanti giovanissimi come lei, e dove le facevano tanto male le mani che lavoravano su quelle stesse scarpe che confezionava con tanta fatica: quante ore, quanto lavoro, quanto respirare l’odore nauseante della colla. Si era sempre chiesta come fossero quei ragazzi fortunati che potevano indossare quelle scarpe ed adesso era lì con loro, non le sembrava vero! Erano diventati suoi amici e come erano gentili e carini con lei!! E il cellulare di Sara, pure quello lo conosceva bene perché aveva lavorato anche in una fabbrica di cellulari: li assemblava a 10…100 per volta e poi …. perdeva il conto! Mentre lei neanche lo sapeva usare il cellulare, Sara si lamentava per la ricarica …. è tutto così strano, pensava Matteo! “Andiamo a giocare al parco” esclama Jinghua e, prendendo per mano Sara e Matteo, li porta saltellando verso la sua nuova e spensierata vita, assaporando ogni nuova piccola scoperta, con due ragazzi tanto diversi da lei ma anche tanto uguali!!!

MOTIVAZIONI DELLA GIURIA:
La particolarità del racconto consiste nell’inversione dei ruoli: non sono i ragazzi occidentali a offrire il loro aiuto a chi si trova in difficoltà, ma sono proprio loro a essere aiutati a non dare niente per scontato, ma a saper gioire delle piccole cose della quotidianità e dei veri valori della vita come l’amore dei genitori e l’amicizia.

DIANA YULIANA KUZHYK (ICS Civate – Sez. Malgrate)

Terza Classificata


…una donna d’affari italiana del territorio. L’incontro era stato organizzato dalla Confederazione industriali di Lecco, per le classi terze delle scuole medie. Intanto Sara e Matteo, interessati solo ai loro “bisogni” primari, speravano che la verifica di italiano non fosse tanto difficile, dato che avevano trascorso il precedente pomeriggio chattando su Facebook. In classe i banchi erano già stati disposti in file ordinate, come esigeva la professoressa durante una verifica, ma … entrata in classe con l’industriale, l’insegnante esordì: “Buongiorno, questa mattina nessuna verifica! E’ venuta anticipatamente a trovarci la signora Tenti poiché la prossima settimana sarà in Cina”. “ “Salve ragazzi, mi chiamo Giorgia Tenti, sono originaria di Bellano dove ho ereditato una fabbrica divenuta una multinazionale con affiliate all’estero. A Bellano è rimasta la direzione; per ragioni di mercato, in Cina è stata trasferita la produzione … di scarpe da tennis.” Ventiquattro paia d’occhi la fissarono. Una singolare donnina, quella Tenti: minuta, capelli grigi, faccia tonda e unta, occhietti verdi, sguardo penetrante, tono di voce forzatamente sdolcinato… “Allora … può procurarci un paio di scarpe da tennis a testa?”- chiese sfrontatamente Matteo che aveva visto nell’inatteso arrivo la realizzazione di tutti i suoi desideri. L’insegnante lo scrutò allibita. Matteo ammutolì. “Non posso!”- scattò la donna con quella sua vocetta melliflua. Poi pensò di rimediare: -“Vi piacerebbe avere degli amici di penna? Potreste scrivere ai miei operai in inglese, lingua che studiano fin dalla scuola primaria” – non immaginava, la signora Tenti, il dirompente meccanismo innescato. Matteo e gli altri ascoltavano, per una volta affascinati e attenti. “Ora devo proprio andare, spero di avervi dato informazioni interessanti”- e salutando, uscì. I più incuriositi della classe erano Matteo e Sara: parlarono con la professoressa di quella possibile esperienza che, ancora non potevano saperlo, avrebbe per sempre cambiato il loro modo di pensare. All’uscita incrociarono gli amici . “In che guaio siete finiti questa volta? Cosa vi ha detto la prof.?” – chiese uno. “Beh, ecco …” – Sara e Matteo si scambiarono un’occhiata d’intesa: non volevano essere definiti sfigati da tutta la classe o peggio ancora dall’intera scuola. “Ci ha obbligati a scrivere delle lettere agli operai di quella Tenti…” – fu pronto Matteo. “Ah! Ah! Che sfigati!”- esclamò un altro. “Mica lo faremo! Siete impazziti ?! Ci inventeremo qualche scusa, come al solito…” – farfugliò Sara. “Allora, raga, oggi ci vediamo al pala?” – li incalzò un terzo. “ok …” – rispose Matteo. Shenyang, Cina, ore 18.30 Jinghua, anni 15, stava tornando a casa dopo un’altra giornata di sfiancante lavoro; la mani piagate, fasciate da garze sporche e sfilacciate. L’accompagnava Mei Qing: lei e Jinghua avevano imparato a conoscersi percorrendo insieme la strada che dalla fabbrica conduceva alle loro baracche. Ma Mei Qing era stranamente silenziosa. Jinghua non le fece domande, imputando quell’insolito mutismo ai rimproveri che l’aguzzino del signor Chen, il braccio destro della Tenti, doveva averle rivolto dopo la convocazione nel suo ufficio poco prima della chiusura. In effetti quell’incontro c’era stato, ma non per i motivi che Jinghua supponeva . Chen aveva riunito gli operai più “colti” affinché scrivessero delle lettere agli alunni di una scuola media a Lecco. Anche questa! Non bastava lo sfruttamento fisico disumano …! Mei Qing gettò un’occhiata a Jinghua che invisibilmente le camminava accanto … vide le sue mani …ammassi cenciosi e sanguinolenti… ed ebbe un’idea. Quella sera Mei Qing non sentiva più la stanchezza… animata da una nuova forza vitale, prese penna e foglio e cominciò a scrivere…sì, gli altri dovevano sapere…e chi meglio di studenti dalla mente aperta sul mondo? Avrebbe rischiato il posto di lavoro, ne era consapevole, ma non le importava… Lecco, due settimane dopo, ore 8.00 Sara e Matteo percorrevano la strada che li conduceva a scuola quasi volando: non guardavano le vetrine, non parlavano di scarpe: si passavano l’un l’altra una busta che sembrava bruciare…tra le loro dita. La prof…dovevano vedere al più presto la prof…

MOTIVAZIONI DELLA GIURIA:
Si segnalano l’originalità della trama e la vivacità del linguaggio dato dal registro informale e dal lessico giovanile. Il finale, aperto, non è banale ma lascia uno spiraglio di ottimismo, grazie alla speranza che i giovani hanno di poter cambiare il mondo.


DAL QUARTO CLASSIFICATO:

MARTA NEGRINI (Istituto Maria Ausiliatrice, Lecco)

ALESSANDRO MUSSO (ICS G.Galilei, Colico)

INA CARA (ICS Civate-Sez. Malgrate)

CHIARA BONGIOVANNI (ICS Volta, Mandello del Lario)

LORENZO MAPELLI (ICS Civate-Sez. Malgrate)

SARA BALATTI (ICS Volta, Mandello del Lario)