Racconto di Valentina Inzaghi, prima classificata al XII Concorso di scrittura su Incipit di Giuseppe Battarino nella categoria “Scuole secondarie di primo grado”:
Le zampe bruciano, mi fa male il naso, non riesco a respirare.
Salta, respira, salta, respira. Fumo, fumo dappertutto.
Niente più alberi, niente più vita. Salta, respira, salta, respira.
Sei vivo. Fuoco, calore, dolore. Scappa. Fuoco, morte, dolore. Il fuoco era partito da un fulmine, il caldo mi torturava peggio del solito, sono un semplice canguro che lotta per la vita, non credo di essermelo meritato. Salta, respira, salta, respira. I cadaveri carbonizzati di altri canguri e koala compaiono dappertutto disseminati al suolo come canditi in un panettone. Il dolore è inarrestabile. Fuoco, fumo, dolore. Fiamme alte fino al cielo devastano la mia casa. La nostra casa. L’Australia. Il caldo resta insopportabile. La sete prosciuga la mia voglia di combattere. Le zampe bruciano. Salta, respira, salta, respira. La mia vita era una bella vita. Il caldo non è mai stato così insopportabile. L’acqua così introvabile. Gli incendi così grandi. È da un po’ che è tutto molto più difficile. Stavolta l’incendio mi è vicino. Io troppo lento. Salta, respira, salta, respira. Io non voglio morire. Non voglio essere uno di quei cadaveri. Non voglio essere carbonizzato. No, no, mai. Ne ho visti io di incendi. Ne ho visti tanti nella mia vita, dopotutto ho sette anni, sono a metà della mia vita. Sono scampato a molti pericoli. Umani, fucili, coccodrilli, siccità, incendi. Un sacco di incendi, soprattutto ultimamente, c’è un caldo insostenibile. Salta, respira, salta, respira. La paura mi tiene in vita. Fuoco dappertutto. L’adrenalina mi sale in corpo. Vivere, vivere, vivere. Radura. Fermo. Respira. Il fuoco è dietro di me. Ora sono al sicuro. Basta alberi. Basta fuoco. Rumore. Forte. Paura. Un elicottero. Non posso scappare. Cibo. Il cibo cade dall’elicottero come manna dal cielo. Però non è manna, sono carote e patate. Mio. Cibo. Mangia. Dolore. Lecca la ferita. Mangia. Cibo. Mio. Sete. Sono troppo debole per cercare dell’acqua. Dopotutto, anche solo l’ombra è introvabile. Dove non arriva il sole arriva la luce infuocata delle fiamme. Basta. Mangiare è il mio unico pensiero. Sono così stanco. Non è possibile avere così tanto caldo. Maledette fiamme. Maledetto caldo. Non so se è colpa di qualcuno. Io penso che semplicemente stia diventando tutto più difficile. Maledetto fuoco. Maledetti umani. Come se non bastassero le fiamme e i coccodrilli a rendere tutto più difficile. Forse è colpa loro. Ho paura di loro. Portano la morte. Maledetta morte. Io non voglio morire. La sete mi graffia la gola come tante piccole lame. Devo riposare. Umani. Arrivano. Portano la morte. Mi si avvicinano con una rete. Maledetti umani. Cerco di scappare. Dolore. Mordere. Mordi! Mordi! Non ci riesco. Mi hanno preso. Chiudo gli occhi. Non voglio morire. Mi ritrovo in un posto bianco. Le mie zampe sono fasciate. È pieno di umani. Maledetti umani. Uno mi sta mettendo qualcosa sul naso. No! Mordi! La bocca. Mi hanno chiuso la bocca. Maledetti umani. Brucia. Quella cosa brucia. Gli umani mi guardano. Paura. Non voglio morire. Uno si avvicina mi toglie la fascia che mi chiude la bocca. Mi porge dell’acqua. Acqua. Sete. Bevi, bevi. Mi rimettono la fascia. No! No, non la voglio! Mi prendono. Scalcia. Niente. Mi portano in una prateria confinata da un recinto dove ci sono altri canguri. Non mi piace. Mi lasciano, mi tolgono la fascia ed escono dal recinto. Mi muovo. Sembra sicuro, mi metto all’ombra e dormo. Mi piace questo posto. C’è acqua. C’è cibo. Posso dormire. Preferirei poter andare dove voglio, essere libero, non vedere gli umani. Ma meglio delle fiamme.
Il caldo è insopportabile. Gli umani parlano di cambiamento climatico. Di surriscaldamento globale. Di ettari bruciati. Di morte. Bah…cose da umani. Le zampe mi fanno ancora male ma sto bene. Sono vivo.